La maggior parte delle persone comincia a occuparsi di sicurezza solo quando succede qualcosa. La protezione professionale lavora al contrario: cerca le condizioni che danno a un problema l’occasione di nascere e le elimina prima che qualcuno le sfrutti. E la prima di queste condizioni, di solito, non è una serratura debole né una telecamera mancante. È la nostra stessa prevedibilità.
Alle sette e venti del mattino, lo stesso bar, lo stesso tavolino vicino alla finestra, lo stesso espresso doppio. Alle otto e un quarto lasciate i bambini davanti a scuola, allo stesso cancello di sempre. Alle otto e mezza parcheggiate al vostro solito posto vicino all’ufficio. Il martedì e il giovedì sera tennis, campo numero tre. Il venerdì cena nel ristorante che amate, e la foto sui social ancora prima che arrivi la portata principale. Il sabato mattina corsa sullo stesso percorso, e l’app vi comunica che siete dodici secondi più veloci dell’ultima volta.
Niente di tutto questo è un errore. È così che vive la maggior parte di noi, ed è un buon modo di vivere. Provate però per un momento a guardare quella settimana con gli occhi di un estraneo. Non come una vita, ma come un insieme di informazioni. Dove si trova di solito questa persona. Quando ci si trova. Con chi. Come ci arriva. Quando non è a casa. Da un solo giorno non si scopre granché. Da cinque settimane di fila, sì.
Nella protezione personale è una delle prime cose che guardiamo. Non le serrature, non le telecamere, non le auto. Lo schema.

La routine non è un nemico
La routine è una delle cose più utili che una persona possa avere. Fa risparmiare attenzione. Non dovete decidere ogni mattina da che parte andare al lavoro e dove prendere il caffè, e l’energia risparmiata la dedicate alle cose che contano. I bambini hanno bisogno di regolarità ancora più degli adulti. Le aziende si reggono su procedure ripetute. Chi vi consiglia di abolire la routine non capisce né le persone né la sicurezza.
La scienza, su questo, è chiara. Quando nel 2010 il gruppo di ricerca del fisico Albert-László Barabási ha analizzato i dati anonimizzati della rete mobile sugli spostamenti di cinquantamila persone, ne ha ricavato il limite superiore teorico della prevedibilità: 93 per cento. Non significa che qualcuno sia in grado di dire con una simile precisione dove sarete domani alle dieci. Significa che nei nostri percorsi c’è così poca casualità che, in linea di principio, sarebbe possibile. E che questo limite è quasi identico per chi si muove nel raggio di pochi chilometri e per chi viaggia regolarmente lontano. Non siamo imprevedibili. Siamo creature abitudinarie, ed è giusto così.
Il problema non è la routine. Il problema è quando la routine diventa pubblica e quando è accompagnata da troppe altre informazioni. La criminologia lo ha descritto già alla fine degli anni Settanta: perché qualcosa accada, nello stesso luogo e nello stesso momento devono incontrarsi una persona che vuole farlo, un bersaglio adatto e l’assenza di qualcuno che glielo impedisca. La protezione, nel senso più stretto, non significa altro che spezzare questo incontro. E il punto in cui spezzarlo costa meno è l’elemento di mezzo: quanto facile bersaglio ci rendiamo noi stessi.
Routine o prevedibilità inutile?
Distinguo due cose. Routine è andare sempre nello stesso bar. Prevedibilità inutile è che lo sappia chiunque si prenda la briga di osservarvi, compresi l’ora e il tavolino. Routine è che i bambini frequentino sempre la stessa scuola. Prevedibilità inutile è che nel profilo pubblico si vedano il logo della scuola sulla felpa, il nome del corso pomeridiano e il fatto che il martedì a prenderli è la nonna, perché voi avete una riunione.
La differenza non sta in ciò che fate. Sta in quanto, di ciò che fate, può scoprire una persona che non ha alcun motivo di essere ben disposta verso di voi. E in quanto poco sforzo le costa.
La routine non è il problema. Il problema è quando la routine diventa pubblica.
L’associazione Bílý kruh bezpečí, che in Repubblica Ceca assiste le vittime di reato, consiglia a chi subisce atti persecutori, tra l’altro, questo: scegliete percorsi, orari e abitudini diversi da quelli che il persecutore conosce. È un consiglio per il momento in cui le cose vanno già male. La maggior parte di noi ha il vantaggio di poter fare la stessa cosa in forma molto più blanda, e prima. Non dobbiamo cambiare vita. Basta smettere di trasmetterla.
Il mondo digitale e quello fisico non sono più due mondi
Per molto tempo abbiamo pensato alla sicurezza in due compartimenti. In uno le serrature, gli allarmi e chi sta dietro la porta. Nell’altro le password, il phishing e gli hacker. Quei compartimenti non esistono più. Oggi la maggior parte dei rischi fisici comincia da un’informazione, e la maggior parte delle informazioni oggi nasce su un telefono.
La Polizia della Repubblica Ceca lo ripete da anni nei suoi consigli prima dell’estate: non condividete sui social la notizia della vostra partenza né le foto delle vacanze. Sembra banale, ma è esattamente il punto in cui la traccia digitale si trasforma in un’opportunità fisica. Le ricerche sul processo decisionale degli autori di furti in abitazione, per esempio il lavoro di Claire Nee dell’Università di Portsmouth, collocano i segni della presenza di persone in casa tra i criteri principali con cui il ladro sceglie l’obiettivo. Il furto in casa non riguarda chi ha la serratura migliore. Riguarda chi di sicuro non è in casa.
Nel dicembre 2024 l’FBI ha inviato alle leghe professionistiche degli Stati Uniti un avviso secondo cui gruppi organizzati svaligiano in modo mirato le case degli atleti. Secondo CBS News, che ha descritto il contenuto del documento, tra settembre e novembre 2024 si trattava di almeno nove giocatori. L’agenzia AP ha riportato dall’avviso che gli autori utilizzano informazioni pubblicamente disponibili e i social network per conoscere le abitudini degli atleti e controllare quando partono e quando rientrano. Il calendario delle partite è pubblico. Le trasferte sono pubbliche. Le foto dall’albergo sono pubbliche. Nessuno ha dovuto hackerare nulla. E il consiglio dell’FBI agli atleti era semplice: non pubblicare foto di oggetti di valore né degli interni della casa e non postare dalle vacanze in tempo reale.
E poi c’è il caso più noto degli ultimi anni. Nell’ottobre 2016 Kim Kardashian è stata aggredita a Parigi in un appartamento preso in affitto e derubata di gioielli per un valore di milioni di dollari. Quando, nel maggio 2025, un tribunale parigino ha condannato otto responsabili, lei, secondo ABC News, ha riassunto tutto in una frase: la gente guardava e sapeva dove si trovava. L’anello che le è stato sottratto lo aveva mostrato in precedenza ai suoi follower su Instagram. Da allora, secondo la stessa fonte, non pubblica più la propria posizione in tempo reale. Non occorre essere una celebrità perché questa lezione valga. Basta possedere qualcosa che qualcun altro desidera e avere un’agenda che si vede.

Come da informazioni innocue nasce un quadro
Quasi nessuna singola informazione su di voi è pericolosa. La foto dal ristorante no. Il percorso di corsa no. L’accenno a una conferenza no. Il nome della scuola no. Pericoloso è ciò che nasce quando qualcuno le mette una accanto all’altra.
Nel 2013 alcuni ricercatori del MIT e dell’Università Cattolica di Lovanio hanno esaminato i dati anonimizzati sugli spostamenti di un milione e mezzo di persone nell’arco di quindici mesi. Hanno scoperto che quattro punti spazio-temporali scelti a caso, cioè quattro dati su dove e quando si trovava approssimativamente il telefono, bastavano a rendere unica la traccia di spostamento del 95 per cento delle persone presenti nei dati. Così nessuno scopre il vostro nome. Scopre però che siete di nuovo voi. I nostri spostamenti sono così peculiari da non poter essere confusi, e così regolari da poter essere previsti in anticipo.
Nell’analisi di sicurezza questo si chiama effetto mosaico. Nel 2013 il governo statunitense lo ha inserito anche nelle regole per la pubblicazione dei dati: un dato che da solo non mette in pericolo nessuno può, in combinazione con altri dati pubblicamente disponibili, compromettere la privacy e la sicurezza. Ciò che da un simile mosaico si ricompone su una singola persona, nella pratica della protezione si chiama schema di vita, in inglese pattern of life: dove si trova di solito, quando ci si trova, con chi, come ci arriva e quando non è a casa. Non descrivo qui come lo si ricompone, e non lo farò. Conta il principio: le informazioni che pubblicate su di voi non si sommano. Si moltiplicano. E chi compone il mosaico non deve per forza essere il criminale dei film. Può essere un ex partner, un socio d’affari scontento, una persona che avete licenziato o qualcuno che vi ha notato e non riesce a smettere.
Le informazioni che pubblicate su di voi non si sommano. Si moltiplicano.
Famiglia e figli: la routine più regolare della casa
La maggior parte delle informazioni le persone non le pubblicano su se stesse, ma sui propri figli. Una ricerca dell’Università Palacký di Olomouc, a cui tra marzo e luglio 2022 hanno partecipato quasi 2500 genitori cechi, ha mostrato che il 69 per cento di loro condivide online informazioni sui figli. Quasi due terzi pubblicano abitualmente foto in cui il volto del bambino è chiaramente riconoscibile. Circa un terzo dei genitori condivide anche foto di bambini altrui senza chiedere il permesso ai loro genitori. Per questo la polizia ceca porta avanti un progetto di sensibilizzazione dal titolo eloquente Non costruite a vostro figlio una traccia digitale.
Non voglio spaventare nessuno con i rapimenti e non lo farò. Il rischio di cui parlo è più prosaico e più frequente. La routine di un bambino è, fra tutte quelle di una famiglia, la più regolare. La scuola comincia sempre alla stessa ora. Il corso pomeridiano è sempre il mercoledì. Il ritiro avviene sempre alla stessa ora e con la stessa persona. Se a questo si aggiunge il profilo pubblico di un genitore, dal quale si capiscono la scuola, il corso e chi va a prendere il bambino, nasce un quadro che nessuno di noi disegnerebbe volontariamente per un estraneo.
La buona notizia: contro l’abuso più frequente esiste una tutela semplice, ed è la verifica. Secondo il decreto ceco sull’istruzione prescolare, la scuola dell’infanzia può affidare il bambino a una persona diversa dal suo rappresentante legale solo sulla base di una delega scritta rilasciata dal rappresentante stesso. Questa regola non nasce dalla burocrazia, ma dalla semplice esperienza che un cambiamento inatteso è la migliore copertura. “Oggi lo viene a prendere lo zio, la mamma non ce la fa.” “L’allenatore ha annullato l’allenamento, venite prima.” “Ciao mamma, ho un numero nuovo, scrivimi su WhatsApp.” Quest’ultima frase la polizia la conosce così bene che nel settembre 2025 l’ha messa nel titolo di un suo avviso. Solo dall’inizio delle vacanze estive 2025 gli agenti della zona di Kladno hanno contato diciotto casi simili, e per alcune persone il danno ha raggiunto le centinaia di migliaia di corone. Il consiglio è sempre lo stesso: chiamate il numero originale, verificate il cambiamento per un’altra via. A casa come a scuola è bene aver concordato in anticipo che un’istruzione fuori dall’ordinario va sempre confermata, anche a costo di risultare, una volta all’anno, imbarazzanti per dieci minuti.

Manager, imprenditori e persone di cui si scrive
Per chi guida un’azienda o è una figura pubblica, alla routine personale si aggiunge un ulteriore livello: la routine professionale. Le conferenze vengono annunciate con mesi di anticipo. Le assemblee degli azionisti hanno date fisse. Gli interventi pubblici hanno un programma con l’orario di arrivo. I viaggi di lavoro si riflettono nei calendari delle assistenti, nei post su LinkedIn e nelle foto dall’aeroporto.
La storia più istruttiva degli ultimi anni su questo tema non l’ha portata un attacco, ma il giornalismo. Nell’ottobre 2024 il quotidiano Le Monde ha rintracciato nell’app sportiva Strava i profili pubblici di 26 agenti del Secret Service statunitense, di 12 membri della scorta del presidente francese e di 6 appartenenti al Servizio federale di protezione russo. Questo è documentato. Dalle loro corse pubblicate la redazione ha poi ricostruito gli spostamenti delle persone protette: il fine settimana privato di Emmanuel Macron a Honfleur nel 2021, che non figurava nel suo programma ufficiale, oppure l’hotel di San Francisco in cui nel 2023 alloggiava Joe Biden durante i colloqui con il presidente cinese, e questo diverse ore prima del suo arrivo, perché uno degli agenti era uscito a correre dall’hotel. Il Secret Service ha risposto al quotidiano che, a suo giudizio, la protezione non era stata compromessa; l’Eliseo ha parlato di conseguenze molto limitate. Eppure persone il cui mestiere è proteggere hanno tradito il proprio cliente con la loro stessa routine. Se può succedere a loro, può succedere a chiunque abbia intorno a sé una squadra, una famiglia e un telefono.
La storia del settore conosce anche finali peggiori. Alfred Herrhausen, a capo della Deutsche Bank, è morto il 30 novembre 1989 in un attentato esplosivo non lontano dalla sua casa di Bad Homburg, mentre andava al lavoro. L’ordigno era stato collocato lungo la strada che percorreva. Per l’attacco non serviva conoscere nulla di segreto, solo il percorso. E un intervento pubblico ha sempre la stessa debolezza: un luogo annunciato, un orario annunciato e il momento in cui la persona protetta si avvicina alla gente. È proprio lì che si concentra la maggior parte del lavoro che dall’esterno nessuno vede.
E poi c’è un piano che non riguarda l’attacco fisico, ma è molto più frequente. L’Ufficio nazionale ceco per la sicurezza cibernetica e dell’informazione, nel rapporto sullo stato della sicurezza cibernetica per il 2025, riporta che la minaccia più diffusa dal punto di vista delle organizzazioni è stata il phishing: lo hanno incontrato nove organizzazioni su dieci tra quelle che hanno risposto al questionario dell’Ufficio. Tra le forme più frequenti di criminalità informatica, secondo lo stesso rapporto, figuravano le frodi basate sull’ingegneria sociale e sulla manipolazione delle vittime. Per il 2025 la polizia registra oltre un terzo di truffe ai danni di persone fisiche in più rispetto all’anno precedente. La truffa in cui qualcuno si spaccia per il capo di un’azienda ha, secondo Europol e la polizia ceca, sempre lo stesso nucleo: pressione sull’urgenza e richiesta di assoluta riservatezza. E riesce là dove il dipendente non verifica l’istruzione con il vero superiore, magari perché in quel momento è fuori ufficio. Come fa il truffatore a sapere quando è fuori ufficio? Spesso da dove lo ha scritto il capo stesso.

L’uomo in abito scuro a un metro dal cliente è soltanto l’ultima e la meno frequente parte del lavoro. Se tutto il resto funzionasse, non avrebbe niente da fare.
— Robert Václavík
Che cosa fa davvero la protezione personale
Nei film la protezione personale ha l’aspetto di un omone in abito nero a un metro dal cliente. Nella pratica quell’uomo a un metro dal cliente è soltanto l’ultima e la meno frequente parte del lavoro. Se tutto il resto funzionasse, non avrebbe niente da fare.
Dal punto di vista della protezione professionale l’ordine è inverso. Prima le informazioni: che cosa è pubblicamente noto del cliente, che cosa rivelano di lui la famiglia, l’azienda, il calendario, l’auto, lo sport. Poi la pianificazione: quale percorso, quando, dove si attende e dove no, dove c’è un’alternativa. Poi la preparazione dei luoghi e delle persone. Solo dopo la presenza. E per tutto il tempo la consapevolezza situazionale, cioè la capacità di accorgersi che qualcosa non torna prima che si manifesti, e la disponibilità a cambiare il piano quando la situazione non corrisponde. Una buona protezione è discreta non perché sia elegante, ma perché l’attenzione è di per sé un rischio.
Negli anni Novanta il Secret Service statunitense ha studiato tutte le 83 persone che tra il 1949 e il 1996 negli Stati Uniti hanno attaccato una figura pubblica di rilievo o sono arrivate vicino a farlo. Tre conclusioni di quello studio vale la pena conoscerle anche fuori dal settore. Non esiste un profilo affidabile dell’aggressore. Meno di un decimo di loro aveva minacciato direttamente in anticipo il proprio obiettivo o la polizia. E al tempo stesso due terzi avevano accennato in anticipo alle proprie intenzioni di attacco a qualcun altro, a familiari, amici, colleghi, oppure le avevano messe per iscritto. Secondo lo studio, gli attacchi non sono esplosioni improvvise, ma il risultato di un processo di pensiero e di comportamento comprensibile e riconoscibile. Questo dice lo studio. Ciò che ne deriva per la sicurezza personale è invece una mia lettura: non potete aspettare una minaccia per cominciare. Potete però togliere all’aggressore ciò di cui quel processo ha più bisogno: informazioni e un momento prevedibile.
Sei cose sensate per tutti
Non voglio darvi un elenco per paranoici. Queste sono alcune cose ragionevoli che si possono fare questa settimana e che non vi cambieranno la vita.
- La posizione, dopo. Non pubblicate la vostra posizione attuale precisa se non avete un motivo per farlo. La foto dal ristorante può aspettare fino a domani. Le app sportive possono nascondere l’inizio e la fine del percorso o l’intera mappa.
- Controllate tutta la famiglia. Ogni tanto verificate che cosa si può scoprire sulla vostra famiglia da fonti pubbliche. Non su di voi: sull’intera famiglia. Il punto più debole è spesso un profilo che avevate dimenticato, o un parente che condivide al posto vostro.
- Gli orari dei figli restano a casa. Non pubblicate gli orari abituali dei vostri figli. Scuola, corso pomeridiano, ora del ritiro e persona che li va a prendere, messi insieme, valgono più della somma delle parti.
- Verificate sempre un cambiamento. Concordate a casa e a scuola che un cambiamento di programma inatteso va sempre verificato. Chiamare un numero conosciuto richiede un minuto.
- L’evento sì, la logistica no. Separate l’informazione pubblica sul fatto che sarete da qualche parte dalla logistica. Che teniate una relazione a una conferenza va benissimo. L’hotel, l’orario di arrivo e chi vi accompagna in auto non devono finire da nessuna parte.
- Non gestite le minacce in pubblico. Se qualcuno vi minaccia, non discutete con lui su internet. Conservate le prove, interrompete il contatto e rivolgetevi alla polizia o, eventualmente, a un’organizzazione che assiste le vittime. Una discussione pubblica dà all’autore esattamente ciò che vuole: attenzione e informazioni sulla vostra reazione.
La sicurezza come libertà, non come elenco di divieti
Il modo peggiore di proteggersi è cominciare ad avere paura. Una persona spaventata o chiude se stessa e la propria famiglia in una rete di divieti, oppure dopo due settimane rinuncia e torna alla situazione di partenza. Nessuna delle due cose funziona.
Lo scopo della sicurezza non è una vita piena di restrizioni. Lo scopo è eliminare i rischi inutili, cioè quelli che creiamo noi stessi e la cui eliminazione non ci costa nulla. Chi sa che cosa rivela di sé può decidere liberamente che cosa vuole rivelare. È tutta qui la differenza tra una persona facile da trovare e una persona che ha deciso da chi farsi trovare.
Continuate ad andare nel vostro bar. Correte sul vostro percorso. Mandate i figli nella scuola che vi piace. Solo, trasmettete meno e osservate di più. Il bodyguard entra in gioco solo quando questo non basta. Per la maggior parte delle persone basta.
Lo scopo della sicurezza non è una vita piena di divieti. È la libertà di decidere chi vi trova.
Robert Václavík Fondatore di Bodyguard Group®. Questo testo apre la sua serie Prospettive sulla sicurezza personale nella vita di tutti i giorni.
Fonti e documentazione (20)
Fatti verificati al 24 settembre 2026. I casi citati sono riportati nel loro contesto storico; non costituiscono una statistica del rischio per un cliente specifico.
- Song, Qu, Blumm, Barabási: Limits of Predictability in Human Mobility, Science 201093% come limite superiore teorico della prevedibilità; 50.000 utenti.
- de Montjoye et al.: Unique in the Crowd, Scientific Reports 20131,5 milioni di persone; quattro punti distinguono il 95% delle tracce di spostamento.
- Cohen, Felson: Social Change and Crime Rate Trends, American Sociological Review 1979Autore del reato, bersaglio adatto, assenza di un guardiano.
- Nee, C.: Understanding expertise in burglars, Aggression and Violent Behavior 2015I segni della presenza degli occupanti come criterio di scelta dell’obiettivo.
- Kopecký et al.: Sharenting u českých rodičů a jeho rizika, Pediatrie pro praxi 202369%, 2481 genitori.
- Univerzita Palackého v Olomouci / E-Bezpečí: Sharenting u českých rodičů 2022Raccolta dati da marzo a luglio 2022; 64,7% foto con volto riconoscibile.
- Fein, Vossekuil: Protective Intelligence and Threat Assessment Investigations, NIJ 199883 persone, 1949–1996; due terzi ne avevano parlato con qualcuno.
- Fein, Vossekuil: Preventing Assassination, NIJ 1997Non esiste un profilo affidabile dell’aggressore.
- NÚKIB: Zpráva o stavu kybernetické bezpečnosti ČR za rok 2025Il phishing è la minaccia più diffusa, nove intervistati su dieci.
- Europol: CEO/BEC fraud (volantino in ceco)Urgenza e richiesta di riservatezza come segnali di truffa.
- Office of Management and Budget (USA): Memorandum M-13-13, Open Data Policy, 2013Definizione dell’effetto mosaico.
- Vyhláška č. 14/2005 Sb., o předškolním vzdělávání, § 5 odst. 1Affidamento del bambino a una persona delegata solo sulla base di una delega scritta del rappresentante legale.
- Policie ČR: Před odjezdem na dovolenou se zabezpečte, 9 luglio 2024Non condividere la partenza né le foto delle vacanze.
- Policie ČR, KŘP Středočeského kraje: “Ahoj mami…”, 17 settembre 202518 casi nella zona di Kladno dall’inizio delle vacanze estive 2025.
- Policie ČR: Nebudujte dítěti digitální stopu, 2 giugno 2025Progetto di sensibilizzazione della polizia.
- Policie ČR: Vývoj registrované kriminality v roce 2025, 21 gennaio 2026Truffe ai danni di persone fisiche +36,6%.
- Bílý kruh bezpečí: Nebezpečné pronásledováníScegliere percorsi, orari e abitudini diversi; raccogliere prove.
- Le Monde: How Emmanuel Macron can be tracked, 27 ottobre 2024Inchiesta originale StravaLeaks.
- Associated Press / Fortune: 29 ottobre 2024Profili 26/12/6, Honfleur 2021, San Francisco 2023.
- Bundeszentrale für politische Bildung: Vor 30 Jahren: Ermordung von Alfred Herrhausen30 novembre 1989, tragitto dalla casa di Bad Homburg al lavoro.
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